Secondo i dati diffusi dall’Istituto Nazionale di Statistica (Istat), a gennaio i prezzi al consumo sono cresciuti del 1% su base annua, il livello più basso da novembre 2024, confermando le stime preliminari e proseguendo il percorso di rallentamento della dinamica inflazionistica. L’avvio del 2026 registra un rallentamento della crescita dei prezzi, con il costo della vita che mostra segnali di moderazione e il “carrello della spesa” meno oneroso rispetto alla fine dello scorso anno. Ma la discesa dell’inflazione non cancella le tensioni sui beni alimentari, che restano il principale fattore di pressione sui bilanci familiari e alimentano le preoccupazioni dei consumatori.
Infatti, le associazioni dei consumatori mantengono un atteggiamento prudente. Assoutenti stima che una famiglia italiana con due figli, considerando inflazione media all’1% e aumento del 2,4% dei prezzi di alimentari e bevande analcoliche, possa sostenere una maggiore spesa annua di circa 222 euro.
Unione Nazionale Consumatori giudica «pessime» le indicazioni sul carovita di gennaio, osservando come l’inflazione mensile sia salita dallo 0,2% di dicembre allo 0,4%. I prodotti alimentari e le bevande analcoliche hanno mostrato un’accelerazione congiunturale dallo 0,1% allo 0,8%.
Codacons segnala forti aumenti nei listini del comparto turistico italiano, anche in relazione all’effetto atteso dei Giochi olimpici invernali, con prezzi cresciuti oltre tre volte rispetto al tasso medio di inflazione nazionale.
Federconsumatori sollecita interventi del governo, stimando che con l’inflazione all’1% e il carrello della spesa al +1,9% una famiglia media potrebbe affrontare un aggravio di circa 397 euro annui.