Canicattì, rottamazione quinquies. Licata: “Fallimento di un’Amministrazione che ha paura di decidere”
“Il Consiglio ha provato a dare risposte il 28, 30 e 31 luglio ma la Giunta ha scelto il silenzio e lo scarica barile, in aula nei confronti dell’OSL e oggi nei confronti della presidenza”. Così il presidente del consiglio comunale di Canicattì, Domenico Licata, che accusa la giunta Corbo.
“Per questa amministrazione le colpe sono sempre degli altri. Peccato che la città ha già capito da tempo il giochetto. Le dichiarazioni del Sindaco Corbo sulla mancata approvazione della “Rottamazione Quinquies” certificano una cosa sola: l’incapacità politica di questa Amministrazione di assumersi le proprie responsabilità. Dalla sua stessa ricostruzione emergono gravissime criticità che i cittadini di Canicattì hanno il diritto di conoscere. L’atto non è mai arrivato in Aula. Il Consiglio comunale non ha potuto votare perché l’Amministrazione non ha mai trasmesso nei tempi utili una proposta di deliberazione completa. Una mozione non può sostituire un atto amministrativo. Era dovere della Giunta predisporlo. Non lo ha fatto. E ora la colpa è degli uffici della presidenza del Consiglio”.
Per Licata e un iter fermato dalla stessa Giunta.
“È stata la Giunta a dare l’indirizzo. Sono stati gli uffici contabili a dare parere negativo. Se c’era un problema politico, lo si doveva portare in Consiglio e votare. Invece si è scelto di bloccare tutto nel silenzio del sindaco e dell’amministrazione. La competenza dell’OSL sui crediti pregressi non è una novità. Era nota da anni”.
Il presidente chiede: “Perché la verifica è arrivata solo alla scadenza? Per negligenza o per convenienza? Da evidenziare il tentativo di addossare le responsabilità all’OSL, smascherato dalla presidenza del consiglio durante i lavori di giorno 28 luglio”.
“Il parere degli uffici rimane un parere. La decisione politica spetta al Consiglio . Impedire all’Aula di votare significa negare la democrazia e nascondersi dietro le firme dei dirigenti. I giorni 28, 30 e 31 luglio: il Consiglio c’è, la GiGiuntao. In quei tre giorni il Consiglio comunale ha cercato di dare risposte alla città. Risposte che l’Amministrazione ha negato. Per paura dei rilievi della Corte dei Conti o forse perché gli uffici hanno ammesso di non avere contezza della massa creditoria? Un elemento che, se confermato, risulterebbe particolarmente grave in un comune in dissesto”.
Per Licata: “Con una gestione amministrativa di questo tipo qualcuno ha trasformato la politica in una rappresentazione surreale degna di Pirandello, dove nessuno è responsabile, tutti hanno ragione e alla fine a pagare sono sempre i cittadini. Questa città è stanca di amministratori che fuggono -sottolinea – che si nascondono, che scaricano colpe su altri per coprire la propria inadeguatezza. È stanca di una gestione vergognosa ed indecorosa che ha portato all’abbandono, all’inciviltà e all’umiliazione. Questa città ha bisogno di chiarezza, programmazione e assunzione di responsabilità. Non servono più comunicati. Servono le dimissioni di chi non ha avuto il coraggio di mettere una proposta sul tavolo e farla votare. I canicattinesi non chiedono elemosine. Chiedono rispetto. Chiedono amministratori che decidono e rispondono – conclude – Non scaricatori su altri di scelte difficili”.