Lampedusa attende il Papa, in arrivo sull’isola una rappresentanza di Canicattì
È in viaggio verso Lampedusa la rappresentanza di Canicattì che domani approderà sull’isola in occasione della visita di Papa Leone XIV.
A guidare il gruppo il vicario foraneo don Calogero Morgante. Con lui, tra gli altri, don Giuseppe Maniscalco e don Rosario Bellavia, rispettivamente parroci delle comunità di Santa Lucia e del Santissimo Redentore.
Saranno ore indimenticabili per loro e per quanti avranno la possibilità di vivere la giornata di domani che passerà alla storia.
Emozione e grande entusiasmo per i sacerdoti di Canicattì.
”C’è un fermento speciale nel cuore di un presbitero quando si mette in viaggio verso una frontiera che è diventata, al tempo stesso, un altare a cielo aperto – ci confida don Calogero Morgante – Questa volta la meta non è solo un luogo geografico, ma il baricentro di una Chiesa che sceglie di abitare i confini della storia: Lampedusa. L’attesa è vibrante, carica di quell’emozione profonda che precede i grandi eventi dello Spirito, perché su questo scoglio in mezzo al Mediterraneo sta per compiersi un incontro straordinario con il Successore di Pietro, Papa Leone XIV. Per noi sacerdoti che ci apprestiamo a vivere questo pellegrinaggio, l’emozione si fa preghiera e stupore – aggiunge – Non è solo un viaggio istituzionale; è un ritorno alle sorgenti del Vangelo”.
Cosa ci si aspetta da questa visita del Papa?
“Per Papa Leone XIV, questo viaggio assume un valore altamente simbolico e profetico – sottolinea il vicario foraneo di Canicattì – la sua presenza qui è la traduzione viva di quella “pastorale degli ultimi” che caratterizza il suo magistero: una Chiesa che non attende dietro i portoni, ma che cammina, si sporca le mani e va a cercare l’uomo laddove soffre, spera e ricomincia.
Attenzionare gli ultimi non è una scelta sociologica, ma il cuore pulsante del Vangelo. A Lampedusa, il Papa viene a dirci che il perimetro del mondo si misura a partire da chi è rimasto indietro.
Vedere il Vicario di Cristo su queste sponde significa contemplare la carezza di Dio su ferite aperte, un segno di speranza che squarcia il buio dell’indifferenza globale”.
E la trepidazione cresce in attesa della concelebrazione solenne
“Se la vigilia è carica di trepidazione, il pensiero del momento liturgico tocca le corde più intime della vocazione – precisa don Morgante – Concelebrare la Santa Messa con Papa Leone XIV in questa terra di frontiera sarà un’esperienza unica, di una bellezza indicibile. Intorno a quell’altare, la fraternità presbiterale si manifesterà in tutta la sua pienezza. Spezzare il Pane e sollevare il Calice insieme al Successore di Pietro, guardando il mare che unisce e divide, trasformerà la liturgia in un ponte di grazia. Sarà il momento in cui il grido dei poveri e la speranza dei credenti si faranno un’unica offerta sull’altare del Signore. Un momento di comunione ecclesiale così intenso – prevede il vicario foraneo – da lasciare un segno indelebile nel ministero di ciascuno di noi”.