May 18, 2026
Canicattì, “emergenza idrica vergogna istituzionale”. Licata interpella Prefetto e Presidente della Regione
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Canicattì, “emergenza idrica vergogna istituzionale”. Licata interpella Prefetto e Presidente della Regione

Mag 18, 2026
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Il Presidente del Consiglio comunale, Domenico Licata, ha inviato una nota di protesta a: Prefetto di Agrigento, Presidente delle Regione, ATI e AICA per denunciare la vergogna dell’emergenza idrica a Canicattì.

“CANICATTÌ ABBANDONATA – tuona Domenico Licata – L’EMERGENZA IDRICA È DIVENTATA UNA VERGOGNA ISTITUZIONALE!”.

Il testo integrale della missiva.

“La situazione idrica che interessa la città di Canicattì ha ormai superato ogni limite di tollerabilità -Non si è più in presenza di semplici disservizi, bensì di una grave emergenza sociale, sanitaria e istituzionale che impone un’immediata assunzione di responsabilità da parte di tutti i soggetti competenti nella gestione e nel controllo del servizio idrico.
Il fermo degli autobottisti dell’intera provincia, motivato dalla necessità di ottenere garanzie circa l’onorabilità degli impegni assunti da AICA, rappresenta un segnale gravissimo che certifica l’esistenza di criticità strutturali non più rinviabili. Una situazione che richiede risposte serie, immediate e concrete.
Chi ricopre ruoli di governo e amministrazione pubblica ha il dovere di dimostrare equilibrio, autorevolezza e capacità di individuare soluzioni efficaci, soprattutto quando sono in gioco diritti fondamentali dei cittadini. Non è più accettabile assistere a contrapposizioni istituzionali mentre intere comunità subiscono quotidianamente disagi ormai insostenibili.
Il perdurare delle criticità, nonostante gli annunci, unito al progressivo deterioramento del rapporto fiduciario tra AICA, gli enti locali e le comunità amministrate, rende inevitabile una seria valutazione sulla permanenza degli attuali vertici dell’Azienda. Tale verifica costituisce un passaggio necessario per ristabilire credibilità amministrativa, garantire una reale discontinuità gestionale e ricostruire un clima di leale collaborazione istituzionale indispensabile per il ripristino dell’efficienza del servizio.
Le gravi anomalie gestionali registrate e l’interruzione del servizio autobotti — oggi unico strumento realmente efficace e capillare di approvvigionamento idrico in vaste aree della provincia — dimostrano l’incapacità di AICA di assicurare autonomamente un servizio adeguato all’intero territorio provinciale. Il rallentamento o la sospensione di tale servizio aggrava ulteriormente una situazione già drammatica e mette concretamente a rischio il diritto fondamentale all’accesso all’acqua.
I continui disservizi, l’attivazione di rapporti contrattuali in aree prive di effettiva erogazione del servizio e le diffuse anomalie nella bollettazione stanno determinando un grave disorientamento dell’utenza, una crescente sfiducia verso le istituzioni e un danno economico e sociale sempre più pesante a carico dei cittadini.
AICA, quale soggetto pubblico, ha il dovere statutario e costituzionale di operare nel rispetto dell’interesse collettivo, garantendo livelli essenziali di servizio e tutela della dignità delle comunità amministrate. Allo stesso modo, la politica, a ogni livello istituzionale, ha il dovere di esercitare le proprie prerogative con responsabilità, anteponendo il bene comune a qualsiasi altra logica.
A Canicattì intere famiglie restano senz’acqua per giorni. Quartieri interi vivono in condizioni di grave disagio. Attività commerciali e produttive sono in ginocchio. I cittadini sono costretti a convivere con condizioni non più compatibili con i principi minimi di dignità e civiltà.
La domanda che oggi la comunità pone alle istituzioni è una sola: quanto ancora si dovrà attendere prima di vedere interventi concreti ed efficaci?
Si dovrà forse attendere una conclamata emergenza igienico-sanitaria?
Si dovrà arrivare a tensioni sociali incontrollabili prima che venga riconosciuta la reale gravità della situazione?
Abbiamo assistito al susseguirsi di appelli pubblici e richieste di intervento urgente. Tuttavia, non può essere ignorata una responsabilità politica evidente: chi oggi denuncia il disastro è anche parte di un sistema amministrativo e politico che, negli anni, ha progressivamente indebolito il peso istituzionale, la credibilità, l’autorevolezza e la capacità di rappresentanza della città di Canicattì.
Chi governa non può limitarsi a rincorrere le emergenze quando la situazione è ormai esplosa.
Al Consiglio Comunale straordinario convocato per affrontare l’emergenza idrica, il Sindaco ha scelto di non essere presente, così come nessun componente della sua amministrazione ha ritenuto opportuno partecipare. Un’assenza grave, politicamente incomprensibile e istituzionalmente offensiva nei confronti della città e dei cittadini che attendono risposte concrete.
Eppure, in più occasioni, proprio il Consiglio Comunale su questi temi è stato costretto a supplire alle carenze dell’azione amministrativa, attraverso documenti ufficiali, atti di indirizzo, richieste formali e iniziative istituzionali finalizzate a richiamare l’attenzione degli enti competenti su una crisi già allora evidente, mentre il primo cittadino risultava assente dal dibattito pubblico e dalla gestione dell’emergenza.
Nonostante ciò, continua a registrarsi una preoccupante impotenza istituzionale. Gli appelli, le deliberazioni e le iniziative intraprese sembrano cadere nel vuoto.
È quindi inevitabile interrogarsi su quali ulteriori azioni debbano essere intraprese affinché la voce della città venga finalmente ascoltata.
Il progressivo indebolimento della rappresentanza istituzionale di Canicattì, oggi troppo spesso esclusa o marginalizzata nei tavoli decisionali che determinano le sorti del territorio, evidenzia responsabilità politiche precise che non possono più essere occultate dietro comunicati tardivi o dichiarazioni di circostanza.
Le dimissioni di sette consiglieri comunali su ventiquattro rappresentano un segnale politico gravissimo e inequivocabile. Nessuno di loro ha lasciato per motivi personali, ma per protesta nei confronti di chi, in questi anni, non ha consentito il pieno esercizio delle funzioni attribuite ai consiglieri comunali, vanificando il lavoro di stimolo e controllo attraverso assenze, omissioni e mancate risposte agli atti prodotti.
Oggi Canicattì paga anche il prezzo di tutto questo.
Paga il prezzo di una politica che troppo spesso ha privilegiato la propaganda rispetto alla programmazione, gli annunci rispetto ai risultati, i silenzi rispetto alla difesa concreta del territorio e dei cittadini.
La verità è che il sistema è ormai collassato.
È inaccettabile che centinaia di famiglie prive di rete idrica siano costrette a sopravvivere esclusivamente grazie alle autobotti e che persino tale servizio venga interrotto o reso inefficiente a causa di una gestione legata più all’apparire che a risolvere i problemi. È inaccettabile che nel 2026 si debba ancora implorare l’accesso a un diritto essenziale come l’acqua.
La rete idrica cittadina versa in condizioni gravissime: perdite diffuse, guasti continui, turnazioni insostenibili e totale assenza di programmazione rappresentano il fallimento di una gestione che non può più essere tollerata.
Non servono più passerelle istituzionali.
Non servono più monologhi pseudo rassicuranti.
Non servono più scaricabarile politici.
Servono interventi immediati, strumenti straordinari, investimenti concreti e soprattutto verità nei confronti dei cittadini.
La popolazione è esasperata e il rischio di una grave tensione sociale è ormai reale. Continuare a ignorare il grido di aiuto di un’intera comunità rappresenterebbe un atto di irresponsabilità istituzionale imperdonabile.
Canicattì non merita questo abbandono.
I cittadini non meritano questa umiliazione.
L’acqua non è una concessione: è un diritto fondamentale”.