Acqua nell’Agrigentino: continua la “passione” che certifica il fallimento della politica
Continuano ad essere ore di “passione” in provincia di Agrigento per un servizio idrico che non dovrebbe nemmeno esistere se non nei casi di grande emergenza: i rifornimenti tramite autobotte. Al momento tutta la vicenda sta vivendo una fase di stallo. Trasportatori fermi ed utenti “dannati” perché non sanno a chi rivolgersi per avere una bonza d’acqua, come si chiama dalle nostre parti. Una fase di impasse che segna il fallimento della politica agrigentina, da destra a sinistra passando per il centro. Fallimento perché ancora oggi i cittadini devono fare i conti con un dramma che va avanti da oltre 50 anni nonostante le tante promesse fatte che presto la questione sarebbe stata risolta.
Agrigento, ad esempio, è l’unica provincia d’Italia a non avere acqua corrente tutti i giorni. Adesso che l’emergenza sull’Isola è rientrata e l’acqua c’è, non si riesce ancora a farla arrivare nelle case dei cittadini a causa di reti idriche vetuste e zone che addirittura non sono servite. E mentre gran parte della politica agrigentina pensava a chi affidare la presidenza di questo o quell’ente, in altre zone d’Italia si cercavano esperti da impegnare per affrontare e risolvere i problemi; ad iniziare proprio da quello idrico. Posti di potere occupati, spesso, esclusivamente per riscuotere lauti compensi da restituire in contropartita con messe di voti alle elezioni: nazionali, regionali, comunali o di quartiere. Il risultato ad Agrigento e provincia è sotto gli occhi di tutti: gli altri hanno l’acqua gli agrigentini no.