L’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice tuona contro il silenzio delle stragi nel Canale di Sicilia: «Non è una tragedia, ma precise scelte politiche disumane». In una lettera indirizzata all’ONG Mediterranea Saving Humans, esprime profondo rammarico per non poter salpare con loro verso un mare Nostrum ancora «scosso e scandalizzato» dall’ennesima ondata di morte, figlia di politiche che ignorano i diritti umani e il diritto internazionale sul soccorso.
«Ennesima strage – non è una tragedia! – consumatasi nel più assoluto silenzio gridato da precise scelte politiche di ieri e di oggi», scrive, puntando il dito su violazioni sistematiche delle convenzioni Onu che impongono il salvataggio in mare. Il suo riferimento è ai naufragi fantasma nel Canale di Sicilia durante e dopo il ciclone Harry, tra il 18 e il 21 gennaio 2026, quando il mare ha inghiottito gommoni partiti da Sfax in Tunisia e zone SAR libiche, lasciando circa mille dispersi secondo stime di Refugees in Libya e Mediterranea.
«Di fronte a tutto questo siamo chiamati a reagire, non come esponenti di un partito o tifosi di una squadra, ma come donne e uomini che vogliono rimanere fedeli al senso dell’umano», conclude Lorefice, evocando il diritto inalienabile alla mobilità per ogni essere umano.