Reinserimento sociale, convegno nella casa Circondariale di Sciacca
Si è svolto questa mattina, presso la Casa Circondariale di Sciacca, un convegno dedicato ai temi del reinserimento sociale e dei valori della convivenza civile. L’iniziativa è stata promossa dall’istituto penitenziario in collaborazione con l’Istituto scolastico “Don Arena” di Sciacca ed è stata moderata dal Responsabile dell’Area Trattamentale, Gaetano Montalbano.
All’incontro hanno preso parte la direttrice della Casa Circondariale, Marilena Scaravilli, il Comandante del Reparto di Polizia Penitenziaria, Nino Di Noto, e la Responsabile dell’AVULSS di Sciacca, Maricetta Venezia.
Fulcro del convegno è stata la relazione di Francesco Pira, Professore associato di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università degli Studi di Messina, dove insegna Comunicazione Strategica, Teorie e Tecniche del Giornalismo Digitale e Giornalismo Sportivo, Social Media e Comunicazione d’Impresa nei corsi di laurea magistrale e triennale.
Nel corso del suo apprezzato intervento, il professore Pira ha sottolineato il valore centrale del tema della rieducazione, evidenziando come «parlare di reinserimento sociale non significa affrontare un tema marginale o astratto, ma interrogarsi sul destino delle persone, sul futuro delle comunità e sulla qualità della nostra democrazia. Il reinserimento non riguarda solo chi è detenuto, ma l’intera società, perché una società che non sa reintegrare produce esclusione, marginalità e nuova devianza. Ogni persona che esce dal carcere senza strumenti, senza legami e senza prospettive rappresenta una sconfitta non individuale, ma collettiva».
Il docente ha inoltre evidenziato l’importanza della scuola in ambito penitenziario, anche quale strumento fondamentale per il superamento dello stigma sociale, affermando che «contro lo stigma non esistono scorciatoie. L’unico strumento davvero efficace è la formazione, la conoscenza, la cultura. Tabù, stereotipi e pregiudizi si combattono creando consapevolezza. In questo senso, la scuola in carcere assume un valore straordinario. Studiare durante la detenzione è un atto di ricostruzione dell’identità, che afferma come una persona non coincida mai interamente con il reato commesso, ma resti portatrice di risorse, capacità e possibilità di cambiamento».
Particolarmente significativo è stato il momento di confronto finale, durante il quale alcune persone detenute hanno condiviso riflessioni personali e rivolto domande al relatore, offrendo testimonianze dirette sul valore dei percorsi trattamentali e formativi.
«Iniziative come questa – dichiara la direttrice Marilena Scaravilli – rappresentano un’importante occasione di apertura dell’istituzione penitenziaria al territorio e al mondo della scuola e del volontariato. Il confronto tra esperti, operatori, studenti e persone ristrette contribuisce a rafforzare la cultura della legalità, della responsabilità e del rispetto reciproco, elementi fondamentali per costruire concreti percorsi di reinserimento sociale e per promuovere una convivenza civile fondata sui valori costituzionali».