Vincere la claustrofobia: la prigione ad alta quota. Il quesito del lettore
Vincere la claustrofobia: la prigione ad alta quota
Il quesito del lettore
Gentile dottoressa, ho 34 anni e tra un mese dovrei volare a Londra per motivi di lavoro. L’idea mi terrorizza. Tutto è iniziato l’anno scorso dopo un volo turbolento: la sensazione di essere bloccato in un tubo di metallo ad altissima quota, senza vie di fuga, mi ha scatenato un attacco di panico fortissimo. Da quel giorno evito di viaggiare. Solo al pensiero di entrare in cabina provo soffocamento e sudori freddi. Questa paura sta limitando la mia carriera e la mia vita personale. Come posso superarla e tornare a volare?
— Giorgio, 34 anni
Risposta a cura di: Dott.ssa Vinti Salvina
Caro Giorgio, quella che stai vivendo è una forma specifica di claustrofobia legata al volo (aviofobia). L’esperienza della turbolenza ha agito da fattore scatenante, associando lo spazio chiuso e pressurizzato dell’aereo a una minaccia imminente e all’impossibilità di uscire. Il vero motore che alimenta e ingigantisce questo disturbo è l’evitamento: rifiutando di salire su un aereo, la tua mente ottiene un immediato ma ingannevole sollievo. Nel lungo periodo, tuttavia, questo comportamento conferma al cervello l’ipotesi che l’aereo sia un luogo letale, restringendo progressivamente la tua libertà professionale e personale.
Per spezzare questo circolo vizioso, affianco a un eventuale percorso psicoterapico (molto efficace con l’esposizione graduale e la realtà virtuale), puoi utilizzare alcune strategie pratiche. Prima di tutto, applica la ‘decentrazione focalizzata’: invece di fissare la porta chiusa del velivolo o la stretta cabina, orienta la tua attenzione su stimoli esterni specifici (un libro, musica, o il dettaglio di uno schermo) e pratica la respirazione diaframmatica a ritmo lento (4 secondi di inspirazione, 6 di espirazione).
Inoltre, impara a ristrutturare il dialogo interno: sostituisci pensieri catastrofici come ‘sono in trappola, mi manca l’aria’ con valutazioni oggettive come ‘l’aria in cabina è ricircolata e sicura, l’ansia è solo un falso allarme neurofisiologico che raggiungerà un picco e poi scenderà’. Riappropriarsi dei propri spazi richiede gradualità e costanza, ma riprendere il volo è assolutamente possibile.
Dott.ssa Vinti Salvina
Psicologa e Psicoterapeuta
Riceve per appuntamento a Raffadali (Agrigento)
Cell. 3343096133
