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September 16, 2026
Canicattì, il consiglio comunale perde ancora pezzi. Si è dimessa anche Anna Muratore
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Canicattì, il consiglio comunale perde ancora pezzi. Si è dimessa anche Anna Muratore

Set 6, 2026
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La consigliera comunale di Canicattì Anna Muratore si è dimessa.  Ha spiegato i motivi che l’hanno portata a prendere questa decisione in una lunga lettera. Era stata eletta nella civica “Corbo Sindaco” che sosteneva l’attuale capo della giunta e dopo aveva aderito a Forza Italia.

Di seguito il testo integrale della nota di Muratore.

Dopo cinque anni di mandato, ho deciso di rassegnare le mie dimissioni da consigliera
comunale. È una decisione che prendo con amarezza, ma anche con la consapevolezza che,
oggi, lasciare sia la scelta più coerente e rispettosa nei confronti dei cittadini che hanno
creduto in me.
Questa è stata la mia prima esperienza politica. Sono entrata in Consiglio comunale con
l’entusiasmo di chi voleva dare il proprio contributo al paese e con la fiducia di circa 300
cittadini che hanno scelto di votarmi. Per me quei 300 voti non sono mai stati semplicemente
un numero: erano 300 persone che avevano riposto in me la loro fiducia. Ed è anche per rispetto
di quella fiducia che sono rimasta fino ad oggi. Ma adesso devo essere sincera con me stessa
e con loro: non mi riconosco più nel modo in cui questa amministrazione sta gestendo il
paese.
Un paese che non merita di essere lasciato così
Sono profondamente sdegnata per ciò che vedo ogni giorno. Il nostro paese è arrivato, a mio
avviso, a un livello di degrado e di abbandono che non può più essere ignorato . Manca l’acqua
e, quando finalmente arriva, in molti casi viene persa lungo le strade a causa di tubature rotte.
Ci sono erbacce ovunque, spazzatura, strade che necessitano di interventi e situazioni di
degrado che continuano a essere segnalate.
E poi c’è il problema della vita del paese. Quest’estate il paese è sembrato completamente
morto. Non si tratta soltanto della mancanza di grandi eventi: un’amministrazione dovrebbe
avere la capacità di creare occasioni di aggregazione, iniziative, momenti di incontro e di
valorizzazione del territorio. Invece abbiamo vissuto un’estate senza una vera programmazione
e senza quella vitalità che un paese dovrebbe avere.
La sicurezza non può essere ignorata
Ancora più grave è il tema della sicurezza. Ci sono zone nelle quali la sera le persone non si
sentono sicure a camminare. I cittadini lamentano situazioni di degrado e una presenza di
microcriminalità che richiederebbe maggiore attenzione e maggiori controlli. Non voglio creare
allarmismo, ma nemmeno possiamo fare finta che il problema non esista. Quando un cittadino
ha paura di uscire di casa la sera, le istituzioni hanno il dovere di ascoltarlo e di intervenire.
Lo stesso vale per le strade. Per la mia attività professionale, essendo titolare di
un’infortunistica stradale, conosco bene i danni che possono provocare una strada dissestata,
una buca o una situazione di pericolo non adeguatamente segnalata. Ed è paradossale che io stessa, contemporaneamente consigliera comunale e professionista, mi sia trovata più volte a
segnalare buche e situazioni pericolose che possono danneggiare le automobili e, soprattutto,
mettere a rischio le persone. Alcune di queste situazioni si trovano addirittura in prossimità
delle scuole, dove ogni giorno transitano bambini piccoli.
Ci sono strade nelle quali, soprattutto nelle ore serali, si rischia concretamente la propria
incolumità. Ci sono semafori non funzionanti, cartelli stradali distrutti, cancellati o addirittura
mancanti in varie zone. Non possiamo aspettare che accada una tragedia per decidere di
intervenire: la prevenzione deve venire prima dell’incidente.
Cinque anni senza confronto
C’è poi un aspetto politico che non posso più tacere. In questi cinque anni non sono mai stata
realmente coinvolta dal sindaco nelle decisioni dell’amministrazione . Non ci sono stati
incontri, confronti o momenti di discussione nei quali poter affrontare insieme le problematiche
del paese e cercare soluzioni.
Io credo che si possa amministrare anche avendo idee diverse. Si può essere in disaccordo, ma
la politica senza confronto perde il suo significato . Non si può pensare di amministrare un
paese senza ascoltare chi quel paese lo vive e senza dare spazio alle esigenze che arrivano
quotidianamente dai cittadini.
Perché non partecipo più ai Consigli comunali
In questo contesto, anche la mia presenza in Consiglio comunale ha perso, ai miei occhi, il
significato che aveva all’inizio. Per questo ho scelto di non partecipare più ai Consigli. Non lo
faccio per disinteresse e non lo faccio con leggerezza: lo faccio perché non voglio occupare
una sedia semplicemente per dire di essere ancora consigliera . Per me fare politica significa
avere la possibilità di incidere, proporre, confrontarsi e lavorare per cambiare le cose. Se tutto
questo viene meno, allora bisogna avere il coraggio di riconoscarne i limiti e agire di
conseguenza.
Non è una resa
So che qualcuno potrebbe interpretare questa decisione come una resa. Non lo è. Per me
sarebbe una resa continuare a far finta che tutto vada bene. Mi dimetto da un incarico, non dal
mio senso di responsabilità verso il paese e verso i cittadini.
Quei circa 300 cittadini che mi hanno dato fiducia cinque anni fa meritano rispetto. Ed è proprio
per questo che non voglio più mantenere un ruolo nel quale, nelle condizioni attuali, non sento
di poter dare il contributo che avevo promesso. Ho scelto di entrare in politica per cercare di
fare qualcosa per il mio paese; oggi scelgo di lasciare perché non voglio essere parte di un
sistema nel quale non riesco più a riconoscermi.
Ma questo non significa che smetterò di interessarmi del mio paese. Continuerò a vedere le
buche, continuerò a vedere il degrado, continuerò ad ascoltare i cittadini e continuerò, per quanto mi sarà possibile, a segnalare ciò che non funziona. Perché la politica non è una sedia:
la politica è responsabilità . E quando non riesci più a esercitare quella responsabilità nel modo
in cui ritieni giusto, avere il coraggio di lasciare è, forse, la scelta più difficile ma anche quella
più coerente.
Io oggi scelgo di lasciare. Non perché il mio paese non mi interessa, ma proprio perché mi
interessa troppo per continuare a stare in silenzio.